Torino plurale, città dei diritti e delle cittadine

Ogni formulazione di diritto si basa sul principio del rispetto nei confronti dell’individuo. La premessa fondamentale è che ogni persona è un essere morale e razionale che merita di essere trattato con dignità. La storica vocazione della Torino plurale ha visto negli scorsi anni un consolidamento e un tempestivo adattamento alle nuove sfide legate ai diritti dei cittadini. Torino si è assunta il compito di avviare politiche e interventi diretti a prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione.

Occorre ora andare avanti, mettere in atto strategie e metodologie di intervento volte a costruire una cultura del diritto.

Fondare la strategia politica e l’azione amministrativa sulla cultura del diritto significa non solo contrastare le limitazioni e le negazioni dei diritti e i relativi pregiudizi sui quali sono costruiti, ma, anche, e finalmente, incrementare il raggio di applicazione dei diritti umani e della persona per creare una cittadinanza inclusiva di categorie sempre più ampie. Significa costruire una più esatta coscienza di ciò che ti spetta oltre ciò che ti viene garantito. Significa consegnare al singolo cittadino e alle pluralità di comunità in cui si riconosce la possibilità e la libertà di scegliere come ottenere un lavoro, come intraprendere una carriera, come scegliere il proprio partner e crescere i propri figli, come viaggiare e muoversi in lungo e in largo, come lavorare con profitto senza essere maltrattato, senza subire abusi e senza la minaccia di un licenziamento arbitrario, come avere e utilizzare il tempo libero.
Significa continuare a costruire una Torino plurale, attivando prioritariamente la conoscenza, lavorando sulla percezione del diritto dei cittadini. Questo genera dialogo e confronto, che sono in grado di portare alla costruzione della città dei diritti, che esiste già, ma va comunicata con efficacia e pazienza. Va costruito un coordinamento tra gli Assessorati del Comune, ma anche tra il Consiglio, e il vasto e ricchissimo mondo delle associazioni. Torino, infatti, è tra le città più ricche e vivaci del Paese da questo punto di vista. Dovranno essere prodotte azioni condivise, programmi e strategie per la costruzione di una vera e condivisa cultura del diritto a partire dalle persone, dalle narrazioni di storie e bisogni in rapporto ai territori non solo geografici di Torino e della città metropolitana.

Attenzione particolare verrà data, in quest’ottica, alle persone lgbt, continuando il percorso realizzato nei passati cinque anni, alle donne, ai disabili e ai migranti.

Per quanto riguarda la questione migranti, Torino, come tutte le città europee, è oggi una città dalle identità plurali con un fenomeno migratorio permanente, strutturale e consistente con più di 140mila residenti regolari. Ha diversi target di nuovi cittadini, non necessariamente in situazione di difficoltà ed esclusione sociale.

Il mondo dell’immigrazione è composito e differenziato e non tutto necessariamente in condizioni di marginalità.

La seconda generazione è ancora giovane ma sempre più inserita nel tessuto scolastico e lavorativo della città. E’ alto il numero di imprenditori, specialmente nei servizi etnici, nel terziario e nel commercio. Siamo di fronte a numeri crescenti di nuovi cittadini portatori di bisogni sociali e culturali che chiedono di essere considerati risorsa della città e di essere coinvolti nella vita sociale attiva.
Il tema dominante delle politiche pubbliche deve essere quello dell’integrazione e del riconoscimento del fenomeno come elemento di crescita della città. Questo senza nascondere o strumentalizzare la necessità di far fronte alle condizioni di arrivo e di accoglienza dei “nuovi migranti” – rifugiati e richiedenti asilo – che necessitano di risposte non solo locali di inclusione.
Torino è una città plurale che da dieci anni affronta e governa il cambiamento sociale e culturale della sua composizione sociale. Si è stabilizzato il numero di cittadini immigrati che vivono stabilmente nella nostra città, contribuiscono alla sua crescita, al suo arricchimento economico e culturale e richiedono un riconoscimento dei diritti fondamentali: dal lavoro, alla casa, all’istruzione alla possibilità di partecipare alla vita sociale.
L’ingresso in questa “fase adulta” per la Città di Torino ha significato riconoscere che la città oggi ha identità plurali, che gli immigrati non sono un unico target di popolazione e che esprimono bisogni plurali e differenziati: qualità dell’abitare e dei contesti urbani, rapporto con il sistema legislativo, amministrativo e burocratico nella sua complessità (fisco, lavoro autonomo e impresa, locazione e proprietà di immobili, amministrazione locale,…), percorsi professionali e occupazionali, dimensione educativa, fruizione e produzione culturale, uso del tempo libero, cittadinanza attiva e partecipazione.
Nel “pensare alla città di domani” oggi si tratta di proseguire nella messa in atto di percorsi differenziati, flessibili, capaci di dare risposte plurali ai bisogni plurali che i nuovi cittadini esprimono.
Questo significa lavorare in continuità con le politiche promosse dalle precedenti amministrazioni per: riconoscere la dimensione interculturale come un elemento trasversale che influenza tutte le politiche pubbliche; investire sulla seconda generazione come risorsa fondamentale per costruire futuro; rafforzare le capacità dei nuovi cittadini nell’acquisire un ruolo attivo nella vita sociale, politica, culturale ed economica della città; non considerare gli immigrati come un target, e superare l’idea che esistano “comunità etniche” definite, omogenee e dalle identità immutabili; sostenere il principio di sussidiarietà, offrendo opportunità e strumenti affinché i soggetti sociali e le organizzazioni trovino la loro strada per interagire; negoziare soluzioni e sostenere processi urbani di cambiamento che adottino “un approccio socialmente sostenibile”, che evitino processi di gentrification, di segregazione spaziale e urbana; favorire e promuovere il dialogo tra culture; promuovere attivamente il dialogo interreligioso e la partecipazione attiva delle comunità religiose alla vita della città.

Il tema dell’inclusione, della partecipazione e della lotta alle discriminazioni sarà trasversale.

Interesserà le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, i disabili (per cui si cercherà di combattere l’emarginazione sin dalla più tenera età, prestando particolare attenzione, oltre all’inserimento sociale, anche a quello occupazionale di questi ultimi e all’accessibilità.

Per quanto riguarda le donne si cercherà di costruire sempre più una città che crede nel loro ruolo, che le tutela contro ogni forma di violenza e discriminazione, che sostiene i loro diritti e le aiuti a conciliare studio, lavoro e famiglia.